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Susanna Tamaro - La modernità contro la natura |
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«Una società che ha perso i ritmi delle stagioni non ha più futuro». Viviamo in tempi di assolute certezze e di pochi dubbi. Tempi in cui non sembra esserci spazio per le inquietudini, le malinconie, i sentimenti più sottilmente umani che sono alla base di tanta letteratura che ci ha formato e fatto crescere. Alla cultura si è sostituita l' informazione, la denuncia, il consumo, la polemica. Niente sedimenta, tutto scorre. E così mi sono trovata a riflettere sul significato e l' origine della parola «cultura». |
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Luisa Bonesio - Una terra plurale |
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Il titolo vuole richiamare l'attenzione su quella che è la posta in gioco e insieme l'apparente aporia di un pensiero della Terra e delle identità: l'unità e la pluriversità che un nomos che sia davvero tale deve contemperare. Imperativo che è innanzitutto simbolico, sacrale ed ecologico: il tutto (della Terra) si dà di volta in volta in aspetti e configurazioni dotati di significato che sono sempre singolari, pur riconnettendosi (per contiguità o disgiunzione) ad ogni altra. Come ho avuto più volte modo di affermare, la Terra è una, pur dandosi in una molteplicità di volti, rivelandosi in una pluralità di modi: idiomi, paesaggi, culture, nature, forme comunitarie, stili; e qualsiasi riduzione o semplificazione di questa complessità costituisce un attentato all'integrità stessa del nostro abitare sulla Terra. |
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De benoist - Il liberalismo contro le identità collettive |
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Non essendo nato dall’opera di un’unica persona, il liberalismo non si è mai presentato come una dottrina unificata. Gli autori che vi si sono richiamati ne hanno fornito interpretazioni talvolta divergenti, se non contraddittorie. Era in ogni modo necessario che vi fossero tra loro abbastanza punti comuni da poter considerare sia gli uni che gli altri autori liberali. Questi punti comuni consentono di definire il liberalismo in termini di scuola. li liberalismo è prima di tutto una dottrina economica, che tende a fare del modello del mercato autoregolatore il paradigma di tutti i fatti sociali. Quello che chiamiamo liberalismo politico non è altro che una maniera di applicare alla vita politica dei principi dedotti da questa dottrina economica, la quale tende per l’appunto a limitare quanto più possibile la funzione del politico. È in questo senso che si è potuto affermare che una “politica liberale” era una contraddizione in termini. D’altro canto, il liberalismo è una dottrina che si fonda su un’antropologia di tipo individualistico; in altre parole, poggia le sue fondamenta su una concezione dell’uomo inteso come un essere non basilarmente sociale. |
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Latouche - Manifesto del Doposviluppo |
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La corrente di pensiero che si riferisce alla decrescita ha conservato fino a oggi un carattere quasi confidenziale. Nel corso di una storia già lunga ha prodotto, ciò nonostante, una letteratura non disprezzabile che si trova rappresentata in numerosi campi di ricerca e d'azione nel mondo. Nata negli anni sessanta, il decennio dello sviluppo, da una riflessione critica sui presupposti dell'economia e sul fallimento delle politiche di sviluppo, questa corrente riunisce ricercatori, attori sociali del Nord come del Sud portatori di analisi e di esperienze innovatrici sul piano economico, sociale e culturale. Nel corso degli anni si sono intrecciati dei legami spesso informali tra le sue diverse componenti e le esperienze e le riflessioni si sono mutuamente alimentate. |
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Marino Badiale, Massimo Bontempelli - Punti critici per una nuova forza politica: contro lo sviluppo |
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Una nuova forza politica che voglia combattere contro la decadenza del nostro paese deve mettere in questione i dogmi che sono alla base del pensiero e dell’azione delle forze politiche attualmente esistenti. Il primo è la nozione di sviluppo intesa come crescita del PIL. Il secondo è la coppia destra/sinistra, rispetto alla quale discuteremo qui la nozione di “sinistra”. |
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Stefano Di Ludovico - Ivan Illich e la modernità quale “pervertimento” del Cristianesimo |
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Nel 1988, nonostante la notoria diffidenza verso le moderne forme della comunicazione di massa, Ivan Illich accetta di rilasciare una serie di interviste a David Cayley, giornalista della Canadian Broadcasting Corporation e suo grande estimatore. Da tali interviste presero forma prima un ciclo di trasmissioni radiofoniche trasmesse dalla Cbc l’anno successivo, poi, nel 1992, un testo che, con il titolo Conversazioni con Ivan Illich. Archeologo della modernità, fu pubblicato due anni dopo in Italia dalla casa editrice Elèuthera. Dato l’esito felice di quella prima esperienza ed il legame sempre più stretto stabilitosi tra i due, tra il 1997 e il 1999 Cayley ed Illich registrarono una nuova serie di interviste, sempre mandate poi in onda dalla radio canadese, la cui trascrizione costituisce il contenuto del testo in oggetto, pubblicato in Italia dall’editore Quodlibet con il titolo Pervertimento del Cristianesimo. Conversazioni con David Cayley su Vangelo, Chiesa, modernità. Viste le tematiche affrontate da Illich in queste interviste, così come gli anni in cui furono rilasciate – gli ultimi anni di vita del pensatore di origini dalmate, quando le sue opere principali erano ormai da tempo già state tutte pubblicate -, questi testi rappresentano un po’ il bilancio definitivo di una riflessione sviluppatasi nell’arco di oltre quarant’anni, e, per certi versi, il testamento stesso dell’autore, che sarebbe scomparso di lì a pochi anni, precisamente il 2 dicembre 2002 a Brema. |
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